Breve Sommario
Il video offre una panoramica delle radici del conflitto arabo-israeliano-palestinese, concentrandosi sul periodo precedente al 1948. Esplora le dinamiche demografiche, sociali e politiche della regione, sfidando alcune narrazioni comuni e mettendo in luce la complessità storica del conflitto.
- Analisi delle fonti primarie per comprendere la realtà storica.
- Esplorazione del concetto di "afrad" (separazione) e il suo impatto sul conflitto.
- Riflessioni sull'importanza dell'autodeterminazione per entrambi i popoli.
Introduzione [0:08]
L'incontro fa parte di un ciclo di lezioni di storia organizzate dalla casa editrice Mondadori. L'attestato di partecipazione sarà disponibile sul sito della casa editrice. La lezione sarà disponibile su YouTube e le slide saranno scaricabili dal sito della casa editrice. I partecipanti possono fare domande scrivendo sulla chat di YouTube. Lorenzo Camel parlerà del conflitto arabo israelo-palestinese prima del 1948.
Motivazioni e Approccio dello Storico [4:24]
Lorenzo Camel spiega perché ha accettato di tenere lezioni sul conflitto israelo-palestinese solo in due occasioni dopo il 7 ottobre: per Mondadori e per l'Università Ca' Foscari di Venezia. La ragione è che entrambe le istituzioni avevano pianificato questi incontri mesi prima degli eventi del 7 ottobre, dimostrando una lungimiranza e una sensibilità verso un problema preesistente. Camel sottolinea l'importanza di utilizzare fonti primarie, pur riconoscendo che i fatti non esauriscono la verità e che bisogna considerare anche le sofferenze umane e le cicatrici della storia. Cita Tiziano Terzani sull'importanza dell'umiltà di fronte a una storia carica di sofferenza e Simon Weil sulla necessità di essere disposti a cambiare idea per seguire la giustizia.
Contesto Demografico e Sociale della Palestina [9:50]
Viene mostrato un video dei fratelli Lumière del 1896, girato in Palestina, per dare un'idea visiva del contesto dell'epoca. Nel 1922, il censimento ufficiale delle autorità britanniche riportava 757.000 musulmani, 83.000 ebrei e 73.000 cristiani. Nel 1860, la popolazione della Palestina era di circa 411.000 abitanti, di cui il 90-92% erano arabo-palestinesi. Si sottolinea l'importanza di comparare questi dati con quelli di altri paesi della regione, come l'Egitto, piuttosto che con quelli europei, per evitare una prospettiva eurocentrica. A partire dagli anni '30 dell'800, un gran numero di viaggiatori e missionari affluì verso la Palestina, producendo un'enorme quantità di libri e manoscritti.
Testimonianze sulla Fertilità e l'Agricoltura della Palestina [20:18]
Herman Melville, autore di Moby Dick, scrisse nel 1857 che tutti coloro che coltivano la terra in Palestina sono arabi. Il console britannico James Finn testimoniò l'eccellente agricoltura di grano, olive e frutteti ad Asdod, una città che nel 1945 aveva una popolazione composta da 4620 palestinesi e 290 ebrei. Finn descrisse anche le piantagioni di cotone splendidamente pulite e ordinate nell'area dell'odierna Cisgiordania settentrionale. Queste fonti dimostrano che la Palestina era tutt'altro che un deserto, sfatando uno slogan diffuso.
Convivenza e Complessità Sociale a Gerusalemme [24:11]
Si discute della convivenza tra ebrei e musulmani a Gerusalemme, sottolineando che nell'80% dei casi vivevano in quartieri misti. Jakob Joshua, padre dello scrittore israeliano A.B. Yehoshua, testimoniò che a Gerusalemme c'erano edifici comuni in cui vivevano ebrei e musulmani, e che i loro figli giocavano insieme. Lo storico israeliano Amnon Cohen ha studiato documenti delle corti della Sharia di Gerusalemme tra il 1530 e il 1901, concludendo che gli ebrei si rivolgevano a queste corti per molteplici motivi e che spesso ottenevano giustizia. Tuttavia, altre fonti, come William T. Young, riportano che un ebreo a Gerusalemme non era considerato molto più di un cane, anche se ammetteva che in caso di necessità avrebbe trovato riparo più velocemente nella casa di un musulmano che in quella di un cristiano.
Tolleranza Religiosa e Slogan Semplificatori [29:08]
James Finn sottolineò nel 1857 che c'era una concreta tolleranza religiosa in Palestina. Si ricorda che la tolleranza, secondo gli standard contemporanei, è un'idea intollerante, perché implica considerare l'altro come un peso. Si critica l'uso di slogan semplificatori, come quello della "tradizione ebraico-cristiana", che creano muri mentali. Si propone invece una "tradizione ebraico-islamica", sottolineando i numerosi elementi in comune tra ebrei e musulmani.
Prospettive di Studiosi sulla Tradizione Ebraico-Islamica [31:57]
La rabbina americana Dania Ruttenberg afferma che l'espressione "ebraico-cristiano" non ha senso, posiziona ebrei e cristiani contro i musulmani, cancella l'oppressione degli ebrei da parte dei cristiani e ignora la civiltà ebraica in Medio Oriente e Nord Africa. Lo studioso libanese Amin Maalouf si chiede se i suoi antenati cristiani avrebbero potuto vivere per oltre 1000 anni in un paese conquistato dalle forze dell'Islam, mantenendo la loro religione. Si sottolinea l'importanza di ricordare le minoranze presenti in Medio Oriente e la necessità di creare ponti tra le culture, piuttosto che enfatizzare le fratture.
Il Concetto di "Afrad" (Separazione) e le sue Radici Storiche [37:05]
Si introduce il concetto di "afrad" (separazione) come chiave di lettura per comprendere le dinamiche del conflitto. Asher Ginzberg (Ahad Ha'am) scrisse nel 1891 che i coloni in Palestina trattano gli arabi con ostilità e crudeltà. Nello stesso anno, lo scrittore Moshe Smilansky scrisse che, dopo 30 anni, non sono gli arabi palestinesi ad essere rimasti alieni a loro, bensì loro agli arabi. Jakob Israel de Haan, il primo omicidio politico nella comunità sionista in Palestina, si unì al movimento antisionista degli ebrei ortodossi che avevano convissuto per secoli con gli arabi.
Testimonianze di Intellettuali e Scontri Strutturali [41:21]
Isaac Epstein, emigrato dalla Russia in Palestina nel 1886, scrisse nel 1905 che nella loro amata terra vive un intero popolo che ha dimorato lì per secoli e che non ha mai preso in considerazione l'idea di andarsene. Theodor Herzl, in una lettera al sindaco di Gerusalemme Yusuf al-Khalidi nel 1899, parlava della popolazione indigena. Si sottolinea che i palestinesi non erano semplicemente arabi, citando fonti storiche che testimoniano un'identità palestinese distinta. Vladimir Jabotinsky, una figura di spicco del sionismo, scrisse nel 1922 che se fossero al posto degli arabi, anche loro non accetterebbero la situazione.
Politiche di Colonizzazione e Discriminazione [47:46]
Nel 1907, l'ottavo congresso sionista creò un dipartimento per la colonizzazione della Palestina e nominò Arthur Ruppin a capo. Ruppin aveva l'obiettivo di creare un'economia ebraica chiusa, in cui produttori, consumatori e intermediari dovevano essere tutti ebrei. Questo obiettivo venne implementato attraverso politiche come il "kibush avoda" (conquista del lavoro) e l'"avoda ivrit" (lavoro ebraico). Nel 1947, il totale di terra acquistata dalle organizzazioni sioniste era il 6% del totale della terra tra il fiume Giordano e il mar Mediterraneo. Si sottolinea che i proprietari terrieri ebrei che offrivano lavoro ai palestinesi subivano multe o espulsioni.
Visioni e Critiche alla Separazione [52:06]
Chaim Weizmann, leader sionista e poi primo presidente di Israele, espresse l'ambizione di rendere ebraica tutta la fascia costiera della Palestina entro 25 anni, impedendo ai palestinesi di sentirsi indispensabili e di avere un diritto morale sulla terra. Mark Levine ha scritto che per i fondatori di Tel Aviv, il tentativo di separare fisicamente e ideologicamente il loro nuovo quartiere da Giaffa rappresentava una preoccupazione primaria. Joshua Radler-Feldman denunciò il peccato di trattare male gli indigeni e si espresse a favore dell'assimilazione e dei matrimoni misti.
Hebron: Un Caso Studio sulla Separazione e la Violenza [56:42]
Hebron è presentata come un caso esemplare di convivenza tra arabi ed ebrei per molti secoli, interrotta dall'apertura della yeshiva Slonim nel 1925. Gli studenti di questa scuola religiosa, provenienti dalla Lituania, erano persuasi della necessità di vivere totalmente isolati, non solo dai palestinesi, ma anche dalla comunità ebraica preesistente in Palestina. Nel 1929, 67 ebrei, compresi molti studenti della yeshiva, furono massacrati, mentre altri 450 trovarono rifugio nelle case di palestinesi. Musa Kazim al-Husseini scrisse che gli emigrati portati nel paese da diverse parti del mondo ignorano la lingua, i costumi e i caratteri degli arabi ed entrano in Palestina per mezzo della potenza dell'Inghilterra e contro il volere delle persone.
Riflessioni Finali e Conclusioni [59:44]
Tre mesi dopo il massacro di Hebron, lo storico Hans Kohn scrisse che la politica ufficiale dell'organizzazione sionista e l'opinione della stragrande maggioranza dei sionisti sono incompatibili con le sue convinzioni. Kohn criticò il fatto che per 12 anni non era stato fatto alcun tentativo di cercare il consenso degli indigeni attraverso negoziati e che ci si era affidati esclusivamente alla potenza militare della Gran Bretagna. Si conclude che il retroterra storico ha avuto un impatto importante nella storia successiva e che focalizzarsi solo sul 1948 è un modo per rendere semplice una storia complessa.
Domande e Risposte [1:02:14]
Vengono poste domande sul rapporto tra l'Impero Ottomano e la popolazione ebraica, sul sionismo come movimento politico e sulle forze europee, e sull'affermazione della mentalità isolazionista. Si discute del sistema dei "millet" nell'Impero Ottomano e delle riforme ottomane ("tanzimat"). Si sottolinea l'importanza del "sionismo gentile" e delle diverse correnti all'interno del sionismo. Si affronta la questione della convivenza pacifica tra ebrei e palestinesi e dei motivi per cui questa opzione è stata rimossa. Si conclude che è fondamentale riconoscere il prezzo enorme che i palestinesi hanno pagato affinché le legittime aspirazioni della controparte potessero realizzarsi e che l'autodeterminazione di entrambi i popoli rimane fondamentale.