Breve Sommario
Il video ripercorre gli eventi cruciali che hanno portato all'ascesa del fascismo in Italia nel periodo immediatamente successivo alla Prima Guerra Mondiale. Si parte dalla crisi politica e sociale del dopoguerra, con l'emergere di nuove forze politiche come il Partito Popolare Italiano e il Partito Socialista Italiano, per poi analizzare l'occupazione di Fiume, le agitazioni sociali, lo sciopero dei metalmeccanici e la nascita dei Fasci di Combattimento. Il video descrive la violenza squadrista, le elezioni del 1921, il Patto di Pacificazione, la fondazione del Partito Nazionale Fascista (PNF), la Marcia su Roma e la presa del potere da parte di Mussolini. Infine, vengono illustrate le prime riforme fasciste, l'avvicinamento alla Chiesa, il delitto Matteotti e l'emanazione delle leggi fascistissime che sancirono la trasformazione dello Stato liberale in regime autoritario.
- Crisi politica e sociale del dopoguerra
- Nascita e ascesa del fascismo attraverso violenza e manipolazione politica
- Trasformazione dello Stato liberale in regime autoritario
La situazione politica [0:00]
L'Italia del primo dopoguerra è caratterizzata da una profonda crisi economica, con un'industria sbilanciata sulla produzione bellica, un deficit di bilancio elevato, inflazione alta e esportazioni ridotte. La Rivoluzione Russa infiamma gli animi degli operai, mentre i contadini rivendicano i propri diritti e la borghesia cerca di proteggere i propri interessi. La classe dirigente liberale è in crisi e si assiste all'ascesa di due nuovi partiti: il Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo, di ispirazione cattolica e in opposizione al socialismo, e il Partito Socialista Italiano, diviso tra massimalisti (favorevoli alla rivoluzione) e riformisti (favorevoli a riforme graduali). Nel 1919, Benito Mussolini fonda a Milano i Fasci di Combattimento, un movimento nazionalista, anti-socialista e favorevole alla repubblica e alle riforme sociali, caratterizzato da uno stile politico diretto e violento.
Fiume [1:48]
Nel 1919, la classe dirigente è ancora a maggioranza liberale e il governo Orlando è impegnato nelle trattative di pace a Versailles. La questione di Fiume, città con una maggioranza italiana sulla costa croata, diventa un punto di scontro. Il governo Orlando chiede l'annessione di Fiume appellandosi ai 14 punti di Wilson, ma gli ex alleati si oppongono. In seguito alle proteste, il primo ministro Orlando si dimette. Gabriele D'Annunzio commenta l'episodio parlando di "vittoria mutilata".
L’ascesa del Socialismo [2:47]
Tra il 1919 e il 1920, l'Italia è attraversata da una serie di agitazioni sociali dovute all'aumento dei prezzi. Si verificano scioperi nell'industria, mentre nelle campagne del nord le leghe sindacali rosse (socialiste) e bianche (cattoliche) si scontrano. Al sud, i contadini occupano le terre. Alle elezioni politiche del novembre 1919, i partiti liberali ottengono un risicato 30%, il Partito Popolare Italiano supera di poco il 20%, mentre il Partito Socialista Italiano raggiunge il 32%. Il PSI si rifiuta di formare alleanze con il sistema borghese e i liberali sono costretti ad allearsi con i popolari per formare una maggioranza risicata.
il Trattato di Rapallo [3:49]
Il governo Nitti dura poco e torna in campo Giovanni Giolitti. Il quinto governo Giolitti affronta la questione adriatica e decide di trattare direttamente con la Jugoslavia. Il 12 novembre 1920 viene firmato il Trattato di Rapallo: l'Italia ottiene Trieste, Gorizia, l'Istria e Zara, mentre Fiume viene dichiarata città libera fino al 1924, quando entrerà a far parte del Regno d'Italia. Nonostante l'annuncio di D'Annunzio di una resistenza ad oltranza, Fiume viene liberata dall'esercito italiano senza spargimenti di sangue il giorno di Natale del 1920. Il governo impone la liberalizzazione del prezzo del pane per favorire l'economia.
Lo sciopero dei metalmeccanici [4:40]
Nell'estate-autunno del 1920, lo sciopero dei metalmeccanici assume una piega estrema, con circa 400.000 lavoratori che occupano le industrie del settore. Le fabbriche diventano comuni di ispirazione bolscevica e la rivoluzione socialista sembra imminente. Il governo interviene per mediare, ma Giolitti invita gli industriali a cedere alle pressioni dei sindacati, che assumono di fatto il controllo del settore industriale. Il socialismo dilaga e la borghesia è disposta a tutto pur di fermarlo.
i NUOVI Fasci di Combattimento [5:18]
Fino all'autunno del 1920, i Fasci di Combattimento sono ai margini del panorama politico italiano. Tra la fine del 1920 e l'inizio del 1921, Benito Mussolini decide di cambiare strategia, abbandonando il programma radical-democratico per puntare sulle squadre d'azione. Inizia una lotta spietata contro le forze socialiste, in particolare nella valle padana, dove sono presenti molte cooperative e amministrazioni locali socialiste. Nasce lo squadrismo, un fenomeno che consiste nell'uso di squadre d'azione per intimidire e reprimere gli avversari politici.
Socialisti vs. Fascisti [6:05]
Il 21 novembre 1920 a Bologna, gli squadristi cercano di fermare con le armi l'insediamento della nuova amministrazione socialista. Durante lo scontro, i socialisti sparano sulla folla, uccidendo 10 persone innocenti, scatenando ritorsioni anti-socialiste in tutta la provincia. I proprietari terrieri della valle padana iniziano a vedere nei Fasci una soluzione e finanziano attivamente il movimento di Mussolini. Lo squadrismo si diffonde e i Fasci iniziano a colpire ogni entità socialista sul territorio. Nascono anche le prime leghe nere, organizzazioni sindacali di stampo fascista. Nella classe dirigente liberale si diffonde l'idea che Mussolini e i suoi possano essere usati per placare il diffondersi del socialismo e per questo il fenomeno viene tollerato e a volte incentivato.
Le elezioni del 15 maggio ‘21 [7:13]
Tra il 1921 e il 1922, il movimento operaio si ritrova a combattere contro uno schieramento impari, con la borghesia e il tacito assenso degli apparati statali a favore dei fascisti. Lo stesso Giolitti inizia a vedere nei Fasci uno strumento anti-socialista e decide di integrarli nelle liste liberali. Per questo, nel maggio del 1921 si vota per le elezioni anticipate e i Fasci di Combattimento vengono inclusi nei blocchi nazionali. Il PSI prende il 25%, il Partito Comunista il 5%, il Partito Popolare si attesta sul 20% e le liste nazionali prendono il 19%. Mussolini e altri 34 dei suoi entrano in parlamento.
il Patto di Pacificazione [7:49]
A giugno del 1921 Giolitti si dimette e l'ex socialista Ivanoe Bonomi prende le redini del governo. Bonomi cerca subito di mediare fra socialisti e fascisti e ad agosto porta le due parti a firmare un patto di pacificazione, in cui entrambe le parti accettano di cessare le violenze. Anche gli Arditi del Popolo, organizzazione paramilitare antifascista, vengono sconfessati dalle forze socialiste.
Nasce il PNF [8:27]
Mussolini, ormai dentro Montecitorio, vuole istituzionalizzare i Fasci e sa di non poter tirare troppo la corda con lo squadrismo. Il fenomeno squadrista è diventato troppo grande e i capi locali (i "ras") non hanno intenzione di fermare le violenze. A novembre del 1921 si tiene il congresso dei Fasci a Roma e Mussolini, per tenersi buona la base e assicurarsi la leadership, sconfessa il patto di pacificazione. Nasce in questa occasione il Partito Nazionale Fascista, con una base di oltre 200.000 iscritti.
La disfatta dei Socialisti [8:41]
A febbraio del 1922 cade il governo Bonomi e al suo posto sale il giolittiano Facta, che però ha numeri risicati e risulta poco incisivo. Dalla primavera del 1922 si intensifica di nuovo lo squadrismo e il fascismo dilaga. Bologna, Ferrara e Cremona vengono occupate con le armi. I socialisti non riescono a rispondere efficacemente e tardiva arriva la scelta del PSI di provare ad entrare a far parte del governo. Il primo agosto, i dirigenti sindacali organizzano uno sciopero legalitario per difendere le libertà costituzionali, ma le squadre d'azione intervengono. Ad ottobre del 1922, durante il congresso di Roma, Turati guida una scissione all'interno del PSI e nasce il Partito Socialista Unitario.
La marcia su Roma [9:47]
Mussolini sa che la situazione non può durare e per difendere la rivoluzione fascista deve arrivare al governo. Mentre all'esterno le squadre d'azione continuano a contrastare il socialismo, Mussolini entra in contatto con i maggiori esponenti del partito liberale per un supporto ad un eventuale governo fascista. Disconosce le sue simpatie repubblicane per ingraziarsi i monarchici e promette politiche liberali per avere il supporto degli industriali. Il 24 ottobre 1922 a Napoli, Mussolini annuncia ufficialmente la Marcia su Roma e proclama "O ci daranno il governo o lo prenderemo".
Lo stato d’assedio [11:00]
Il 27 ottobre centinaia di persone iniziano ad entrare dalla periferia di Roma. Il governo Facta, conscio della situazione, decide di dimettersi ed emanare un decreto per dichiarare lo stato d'assedio. Per essere attuato, lo stato d'assedio necessitava della firma del re.
La presa del potere [11:46]
Il re Vittorio Emanuele III decide di non firmare lo stato d'assedio, probabilmente per evitare una guerra civile e per la sua sfiducia nell'apparato militare. Il 30 ottobre il re decide di ricevere Mussolini, che chiede di formare un governo a maggioranza fascista. Il re acconsente. La guerra civile è stata evitata e il colpo di stato legalizzato.
le prime riforme fasciste [12:24]
Nel dicembre del 1922 viene istituito il Gran Consiglio del Fascismo, organo del PNF atto a fare da raccordo tra il partito e il governo sulla direzione politica. Nel gennaio del 1923 le squadre fasciste vengono inquadrate nelle Milizie Volontarie per la Sicurezza Nazionale, con lo specifico compito di difendere la rivoluzione fascista. Nel frattempo, continuano le violenze legali e illegali contro socialisti e comunisti, costretti ad uno stato di semiclandestinità. Il governo Mussolini attua una politica liberista che porta discreti successi tra il 1922 e il 1925.
l’avvicinamento alla Chiesa [13:16]
Mussolini decide di coltivare il rapporto con la Chiesa, abbandonando i tratti anticlericali delle origini. Con la riforma Gentile del 1923, il governo rivede l'apparato scolastico italiano, introducendo l'esame di stato e prevedendo l'insegnamento della religione nelle scuole elementari. Grazie a questa apertura, Mussolini si ingrazia Papa Pio XI. Il PPI viene estromesso dal governo e Don Luigi Sturzo è allontanato dalla segreteria del partito.
Le elezioni del 1924 [14:15]
Nel luglio del 1923 il governo Mussolini emana una nuova legge elettorale maggioritaria: il primo partito che avrebbe ricevuto almeno il 25% dei voti avrebbe ottenuto automaticamente i due terzi dei seggi. All'inizio del 1924 viene sciolto il parlamento e vengono indette nuove elezioni. Cattolici, conservatori, liberali e fascisti si presentano nelle liste nazionali, con il PNF in posizione dominante. Il 6 aprile del 1924 le liste nazionali prendono il 65% dei voti, consegnandogli i tre quarti del parlamento.
Il delitto Matteotti [15:18]
In una delle prime sedute del nuovo parlamento, il deputato Giacomo Matteotti fa una requisitoria contro il fascismo e i suoi metodi violenti. Il 10 giugno 1924 Matteotti viene rapito dagli squadristi e il suo corpo senza vita viene ritrovato due mesi dopo. L'opposizione, non avendo i numeri per organizzare grandi proteste di piazza, decide di lasciare il parlamento in segno di protesta con la secessione dell'Aventino.
La svolta illiberale [16:49]
Il 3 gennaio 1925 Mussolini si assume la responsabilità politica, morale e storica degli avvenimenti degli ultimi mesi, compreso il delitto Matteotti. Iniziano arresti, perquisizioni e sequestri nei partiti d'opposizione. Molti intellettuali iniziano a migrare. Ad ottobre viene siglato il patto di palazzo Vidoni: la Confindustria accetta di riconoscere solo i sindacati fascisti.
le leggi fascistissime [17:30]
Dopo quattro attentati falliti a Mussolini, il governo decide di rafforzare i poteri del primo ministro. Nel dicembre del 1925 una legge costituzionale rafforza i poteri del capo del governo. Ad aprile del 1926 vengono proibiti gli scioperi e i contratti collettivi diventano una prerogativa esclusiva dei sindacati fascisti. A novembre del 1926, dopo un ulteriore fallito attentato a Mussolini, il governo emana le leggi fascistissime: tutti i partiti antifascisti vengono sciolti, tutti i giornali contrari al regime vengono chiusi, i deputati aventiniani vengono dichiarati decaduti e viene istituito il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato. Nel 1928 viene emanata una nuova legge elettorale che prevede una lista unica nazionale fatta di 409 candidati scelti dal Gran Consiglio del Fascismo. Muore così lo stato liberale nato con l'Unità d'Italia e lascia il posto ad uno stato autoritario monopartitico.